Addio a Stefano Del Sordo

Con tristezza e rimpianto comunichiamo la scomparsa del dottore Stefano Del Sordo, stimato scienziato e primo ricercatore presso l’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Palermo. La sua carriera, caratterizzata da dedizione, passione e un contributo significativo alla ricerca scientifica e tecnologica, lascia un’impronta indelebile nella comunità.

Cresciuto nel solco della tradizione accademica italiana, si è distinto per la sua brillante carriera iniziata all’Università di Palermo, dove si è laureato discutendo una tesi sperimentale nel campo della fisica delle alte energie.

In seguito, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo di tecnologie innovative per l’astrofisica, lavorando a progetti di grande rilevanza come il satellite BeppoSAX e il progetto LAUE.

Leader carismatico e mentore, Stefano Del Sordo è stato un punto di riferimento per giovani ricercatori e colleghi, condividendo generosamente la sua conoscenza e la passione per la scienza. La sua scomparsa lascia un vuoto in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di lavorare al suo fianco e di conoscerlo.

Il suo lascito professionale e umano sarà ricordato con rispetto e ammirazione da coloro che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui. La sua scomparsa è una grande perdita per noi, e per il mondo scientifico.

Addio Stefano.

Sono ormai tantissimi anni che non ero più in contatto con Stefano, ma ricordo la sua tranquilla dedizione di quando facevamo parte dei “MECSicani”, il team che si occupava delle calibrazioni dello strumento MECS di BeppoSAX, nei due istituti gemelli (IASF e prima IFC-TR e IFCAI a Milano e Palermo).Stefano era piu’ giovane di me e per questo la notizia della sua inattesa scomparsa mi colpisce particolarmente.

Lucio Chiappetti (associato quiescente, IASF Milano)

Stefano era uno scienziato di valore, con cui si poteva discutere di tutte le problematiche e avere da lui risposte meditate, autorevoli e mosse solo dall’interesse scientifico. Era uno sperimentale di valore, ma aveva anche una solida esperienza per l’analisi dati di osservazioni in raggi X. Abbiamo scritto vari lavori di analisi dati di osservazioni fatte con BeppoSAX. Insomma era un fisico completo, di cui ce ne vorrebbero tanti. Una grande perdita!

Filippo Frontera

Ho incontrato Stefano poco tempo fa, a metà febbraio, in occasione del congresso AHEAD di Ferrara dedicato ai futuri progetti di astronomia delle alte energie. Eravamo per caso nello stesso albergo e, vedendomi a colazione, mi fece un sacco di festa (era da diverso tempo che non ci incontravamo) e, anche io, ho parlato con lui con tanto piacere. Avevamo lavorato insieme una ventina di anni fa, in occasione degli sviluppi di ottiche e rivelatori per astronomia in raggi X duri e Stefano, grazie a un piccolo finanziamento interno di IASF Palermo e in CCDBF0con i colleghi di IASF Palermo e Bologna, aveva cominciato lo sviluppo dei primi rivelatori a pixel in CdZnTe. Poi, terminato quel periodo, avevamo meno occasioni di incontrarci ma non mancavamo di fare due chiacchere nelle mie visite a Palermo allo IASF per il progetto ASTRI. L’indomani mattina a Ferrara, abbiamo pure fatto colazione insieme e parlato di tante cose, dei suoi progetti sperimentali su pallone, e abbiamo preso anche un po’ in giro l’amico Carmelo Gargano per la sua “barchetta” che, a parere di Stefano, era più adatta a pacifiche regate in acqua dolce che per navigare in mare aperto. Ricordo che mangiò una quantità pantagruelica di formaggio grana di cui si dichiarò ghiottissimo. Era molto allegro e in ottima forma e davvero sono rimasto attonito quando ho ricevuto questa brutta e inaspettata notizia. Ciao Stefano, mi piace proprio ricordarti in questo nostro ultimo e piacevole incontro.

Giovanni Pareschi

Ottimo compagno in barca, Stefano. Era competente, mi dava sicurezza (è stato l’unico con cui ho avuto il coraggio di affrontare un mare che, lo confesso, mi dava la tremarella). Lettore vorace, abbiamo discusso accanitamente di Tolkien, di fantascienza, di Bulgakov (aveva decine di copie di diverse edizioni de “Il Maestro e Margherita”) e di Dan Simmons. Con Badg3r si era mostrato un ottimo PI: disponibile ma fermo. Buon collega (te lo trovavi quando serviva e mai mi ha negato aiuto) e persona alla mano.

Difetti? Probabilmente sì, ma io ne ho certamente di più quindi lasciamo perdere. Serve altro per dire che se ne è andato un amico?

Carmelo Gargano

Con mia moglie Lia, siamo rimasti senza parole nell’apprendere della scomparsa di Stefano.
Stefano non è stato solo uno stimato collega dell’INAF di Palermo, l’Istituto in cui abbiamo imparato l’astrofisica,
né solo un collega con cui abbiamo condiviso avventure scientifiche come quella di BeppoSAX o degli sviluppi sperimentali
della astronomia X. Stefano era certamente questo! Per me però molto più di questo. Ci incontrammo nei primi giorni degli studi Universitari, nelle aule dell’Istituto di Fisica dell’Università di Palermo, e ricordo gli innumerevoli pomeriggi passati a casa sua a studiare e a smanettare sullo ZX Spectrum. Sembra ieri quel viaggio da Palermo a Parigi e ritorno, on the road, con la Dyane 6. Era solo il 1982.
Ci eravamo visti con affetto a Ferrara solo lo scorso Febbraio…
Stefano, mentre tu ti godi i mari di un tempo senza tempo, noi continuiamo qui a fare astrofisica delle alte energie, con quella caparbietà che ti era propria…

Andrea Santangelo

La mia collaborazione professionale con Stefano inizia agli albori del xxi secolo con un progetto incollaborazione con Osservatorio di Brera dedicato allo sviluppo di un rivelatore basato su semiconduttori a temperatura ambiente (CdTe/CZT) di piano focale per telescopi a concentratori multilayer per raggi X sopra i 10 keV. Da quegli anni questo tipo di ricerca è stato il nostro comune obiettivo. I questi vent’anni con Stefano abbiamo condiviso tanti altri progetti dedicati a sviluppare strumenti in grado di soddisfare le crescenti esigenze di strumenti dedicati di un campo in rapida evoluzione come l’astrofisica dei raggi X duri e gamma-molli sia con nostre proposte di ricerca e sviluppo (SGRIP, 3DCaTM, BADG3R, ecc.) che nell’ambito di grandi programmi e collaborazioni (LAUE, GRI, AHEAD…) In questo percorso, e insieme a tanti colleghi di altri gruppi sia nazionali che internazionali abbiamo condiviso momenti di grande euforia
per le prospettive e momenti in cui ci siamo chiesti se valeva la pena di proseguire. Il carattere di Stefano disponibile ma nello stesso tempo deciso mi ha sempre aiutato a “mantenere la rotta” (da buon marinaio).


Con Stefano sono sempre riuscito a discutere serenamente e anche quando avevamo visioni diverse alla fine riuscivamo sempre a prendere una decisione comune, magari durante una piacevole cena insieme.
Sono veramente grato di averlo conosciuto e di aver potuto contare su di lui come valido e appassionato ricercatore in tutti questi anni, ma soprattutto sono veramente felice di averlo avuto come vero amico.
Come tutte le cose e le persone importanti, la vera percezione del loro valore si ha quando vengono a mancare. Caro Stefano ancora grazie, non ti dimenticherò.

Ezio Caroli

Ho conosciuto Stefano nel 2003 durante il mio lavoro di tesi sui rivelatori CdZnTe e da quel momento non ci siamo più separati. Ricordo con piacere il suo incoraggiamento ed i suoi consigli durante la stesura del mio primo paper, la sua capacità scientifica e la positività nell’affrontare le varie problematiche di ricerca. È sempre stato presente in tutti i bei momenti della mia carriera scientifica, dalla Laurea, al Dottorato fino al ruolo che ricopro all’Università di Palermo. Mi è sempre piaciuto il suo coraggio scientifico, non a caso eravamo attualmente coinvolti in un progetto di ricerca sullo sviluppo di rivelatori per la Medicina Nucleare, un po’ lontanuccia dalla sua amata Astrofisica!
Faccio fatica a scrivere, non riesco a crederci! Ci siamo sentiti solo un paio di settimane fa per fare il punto sulle nostre attività di ricerca, programmando campagne sperimentali ed attività congressuali.
Stefano era molto riservato, mi ha fatto piacere entrare a tratti nella sua sfera emotiva. Mi fa piacere ricordarlo carico ed entusiasta, durante una delle tante nostre attività congressuali, con l’immancabile presenza dell’amico Ezio Caroli.

Perdo un collega, un amico, un padre.
Caro Stefano, mi mancherai tanto.


Leonardo Abbene

Con Stefano ci eravamo incontrati nei primi anni ’90. Facevamo entrambi parte del gruppo di sviluppo di SAX. Ci si vedeva durante le millanta riunioni che si facevano in quegli anni. Con lui c’e’ stata da subito una bellissima intesa, che col tempo è andata oltre la condivisione scientifica ed è diventata amicizia. La distanza fisica non è mai stata un problema: ogni volta che ci si incontrava era come se ci si fosse lasciati la sera prima.
Ricordo che mentre ci trovavamo ad un congresso negli Stati Uniti, ci siamo accorti che entrambi non ci eravamo portati abiti adatti, ed abbiamo fatto un giro di negozi alla ricerca di una giacca a vento: alla fine l’abbiamo presa uguale, io blu e lui verde. Dopo il progetto SAX abbiamo continuato a frequentarci, e abbiamo partecipato a molte proposte insieme, lui dal punto di vista tecnologico ed io dal punto di vista analisi dati/osservativa.
Veniva spessissimo a Bologna, per lavorare con il gruppo di Ezio Caroli, e
si fermava sempre nel mio studio, per fare due chiacchiere e raccontarci
di come la nostra vita stava andando: mi raccontava della sua passione per
la barca e la canoa, e gli dicevo sempre che era fortunato ad abitare in una città di mare: lui in barca e noi a Bologna a boccheggiare per l’afa.
Mi mancherai, Stefano. Mi mancherà la tua calma che nascondeva una grande vivacità intellettuale. Mi mancheranno le nostre chiacchiere ricordando i tempi quando facevamo le notti calibrando gli strumenti di SAX.
Ciao Stefano,
che andando nella luce
ci hai lasciati un po’ piu’ al buio


Mauro Orlandini